Vent’anni di “Violator”, tra crisi nervose e valigie calpestate

A volte entrare in Ricordi, quella di piazza Duomo, a curiosare tra gli scaffali dei Cd porta idee per aggiornare il blog. Specie quando, tra i Def Leppard e i Dire Straits, si lascia che la propria attenzione venga catturata da uno di quei cartelli che segnalano i consigli del punto vendita. E si legge che Violator dei Depeche Mode compie 20 anni. E’ uscito nel 1990, nel mese di marzo. Un disco influenzato, come riporta la dettagliatissima biografia Black Celebration di Steve Malins, da un incontro fallimentare, quello con il “guru” della techno Derrick May, definito “lo stronzo più arrogante che avessi mai incontrato” da Alan Wilder, che nel 1994 abbandonerà il gruppo per dedicarsi a una carriera solista sperimentale con i Recoil. Ma anche da una scoperta illuminante: i club di Detroit.

Violator fu elaborato poi in gran parte a Milano e registrato in Danimarca tra gli screzi e i problemi con alcool e droga dei membri della band (il cantante Dave Gahan in testa), ma già i primi demo lasciarono i produttori, Daniel Miller e Flood, decisamente entusiasti. Steve Malins rivela anche un colpo di genio utilizzato per il singolo che trascinò il disco a viva forza nelle hit parade mondiali, Personal Jesus: “L’incedere blues [...] fu creato durante le sessioni di registrazione, realizzando la pesante base ritmica principale grazie ad un paio di persone che saltavano sopra alcune valigie”. Il testo, racconta il suo autore Martin Gore, è ispirato al ritratto di Elvis Presley tracciato dalla moglie Priscilla.

L’avvio delle vendite, dall’uscita nell’agosto 1989, fu lento, ma Personal Jesus arrivò a vendere un milione di copie. E fu il singolo 12” più venduto della storia della Warner Brothers. Accusato di blasfemia, ma anche lodato come inno religioso. Violator ha invece venduto più di 13 milioni e mezzo di copie. Due delle quali appartengono alla sottoscritta, che non avrebbe mai pensato di riuscire a consumare un Cd e invece la sua prima copia di Violator salta all’altezza di Waiting for the night. E quindi se l’è ricomprato in versione deluxe, come si addice a uno dei dischi preferiti di sempre di chi scrive.

~ di Claudia Abbiati su 27 marzo 2010.

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

 
Follow

Get every new post delivered to your Inbox.