Lacuna Coil: la “terza via” della musica italiana parla gothic metal
“Non è vero metal, è roba edulcorata. Praticamente per bambini!”. Così amici talebani del metallo pesante, fanatici dei Manowar e dei Motorhead, definiscono il gothic metal. Certo, i metallari sono una razza strana, un mondo a parte. Spesso interpretano la potenza degli amplificatori in chiave virile. Eppure a me, che sono praticamente onnivora dal punto di vista musicale, il gothic metal piace da morire. Mi piaceva quando avevo 18 anni, lo apprezzo forse ancora di più ora che sono un po’ più vecchia.
E parlare di gothic metal evoca, di norma, la Scandinavia dei Nightwish, dei Dark Tranquillity o dei Katatonia piuttosto che l’Inghilterra dei My Dying Bride o dei Paradise Lost. Eccezioni rilevanti, secondo l’insindacabile giudizio di chi scrive: i portoghesi Moonspell e i Lacuna Coil. Che sono italianissimi, per la precisione milanesi di Quarto Oggiaro.
Un gruppo di talento, ma anche fortunato. Che già nel 1996, con un demo di successo, riuscì a strappare un contratto con un’etichetta discografica di respiro internazionale (la base europea è in Germania) e specializzata proprio nei generi affini al metal, la Century Media. Che è riuscita a lanciarli oltre i confini nazionali. Oggi i Lacuna Coil sono la band italiana di maggior successo all’estero. Che anzi, ha più successo all’estero che in patria. Sono stati infatti i primi a raggiungere la posizione #16 nella prestigiosa classifica di Billboard, la più famosa negli States. A raggiungere questo risultato è stato l’ultimo album Shallow Life, uscito l’anno scorso, che segue la già ragguardevole posizione #28 toccata nel 1996 con Karmacode. Niente male per un quintetto che non si rifà ai generi di maggior successo oltreoceano. Niente soul, niente pop, niente hip hop e niente country.
Chitarra, basso, batteria e due voci, che seguono il classico schema “beauty and the beast” sfruttato da molte band di successo del gothic metal. Quella maschile di Andrea Ferro, che fa a gara con le ruvidezze della sei corde. E soprattutto quella femminile di Cristina Scabbia, diventata sex symbol planetario e ormai sempre presente nei calendari dedicati alle Hottest Chicks in Metal pubblicati con il bimestrale Revolver Magazine.
Ormai i Lacuna Coil passano gran parte dell’anno in tour in giro per il mondo. Ma il 2 marzo sono tornati a casa, a Milano. Per un concerto sold-out all’Alcatraz (che, riporta il sito ufficiale, ha una capienza massima di 2700 persone). Gente di tutte le età tra il pubblico: dai ragazzini del liceo agli ultraquarantenni. Perfino un gruppo di inglesi con tanto di Union Jack sventolata sotto il palco. L’apertura tocca ai Dommin, una band di Los Angeles sotto contratto con la Roadrunner Records (la stessa degli Slipknot, il cui chitarrista James Root è fidanzato con Cristina Scabbia). Bravi dal vivo, ottima voce, un po’ altalenanti per quanto riguarda la scrittura dei pezzi. Il loro leader Kristofer Dommin lancia alcune rose al pubblico. Ne ho arraffata una, era un po’ appassita, ma l’idea era molto carina.
E l’ingresso dei Lacuna Coil avviene tra le urla di ordinanza “La-cu-na, La-cu-na” e l’esplosione del pubblico maschile alla vista di Cristina Scabbia. Fascinosa e ancora più fotogenica, la 37enne leader della band si presenta in giacca da smoking bianca e nera. Ma cambierà abiti durante il concerto, come una vera stella gotica: un lungo nero e un completo con leggings sempre nero. Brava è brava, lo immaginavo. Ma non pensavo fosse così brava. Certo, non ha l’impostazione da soprano di Tarja Turunen, ex cantante dei Nightwish mai troppo rimpianta. E’ stata la stessa Cristina ad ammettere di non aver potuto studiare (riporto dal sito del fan club ufficiale: “[ha iniziato] a cantare quasi per gioco nel 1991, senza lezioni di canto poichè non poteva permettersele economicamente, e si avvicina alla scena metal solo quando conosce il suo ex ragazzo, Marco [Coti Zelati, bassista dei Lacuna, attualmente fermo per un problema alla spalla - ma presente al concerto milanese, chiamato sul palco dai colleghi]“). Ma non è un problema. Il resto della band è in gran forma, a partire dal secondo frontman Andrea Ferro. Si gigioneggia con le gare tra il pubblico a chi urla di più sulle note di Enjoy the silence, cover dei Depeche Mode. C’è spazio anche per la gioia di tornare nella propria città (“E’ bello essere a casa!”, sorride Cristina all’inizio del concerto). Brani dell’ultimo disco, ma anche incursioni in un passato più “duro e puro”. 1.19, tratta da Unleashed Memories, e Heaven’s a lie, contenuta in Comalies, le più applaudite.
I Lacuna Coil sono l’esempio lampante: esiste una terza via alla musica italiana. La prima è quella melodica derivante da Sanremo e dintorni. Di cui a sfondare all’estero sono proprio pochi. Bocelli, Ramazzotti e la Pausini, in sostanza. La seconda è quella “alternative”. Sono molto spesso prodotti di qualità, ma quanti arrivano all’estero? Praticamente nessuno. Gli unici ad esserci riusciti sono il tosto quintetto che dalla periferia milanese è arrivato con successo nei palchi di tutto il mondo.
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~ di Claudia Abbiati su 4 marzo 2010.
Pubblicato in Live (music) and let die, Pizzicato
Tag: alcatraz, century media, cristina scabbia, gothic metal, lacuna coil, milano


Difficile trovare il metallaro che apprezza i Lacuna Coil, in genere di lei si ricorda quando serviva pinte in un pub molto particolare di Milano!
Certamente però sono un prodotto originale, genuino.
tutto verissimo, Chiara, concordo veramente su tutta la linea!
[...] Lacuna Coil: la “terza via” della musica italiana parla gothic metal Cristina Scabbia, voce dei Lacuna Coil (foto Claudia Abbiati) “Non è vero metal, è roba edulcorata. Praticamente per bambini!”. Così amici talebani del metallo pesante, fanatici dei Manowar e dei Motorhead, definiscono il gothic metal. Certo, i metallari sono una razza strana, un mondo a parte. blog: Music is in the air | leggi l'articolo [...]
Notizie dai blog su I Lacuna Coil commemorano Paul Gray ha detto questo su 26 maggio 2010 a 11.46 |